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25 nov 2012

La cottura degli alimenti e le conseguenze sul pancreas.





Nel 1940 il Dr. Howell si pose la seguente domanda: "Le malattie degenerative croniche sono imputabili ad una grave carenza enzimatica?". Per dare una risposta a tale quesito, egli trascorse il resto della propria esistenza a reperire e documentare materiale clinico in tutto il mondo, concludendo infine con un deciso "Sì!" 

Egli scrisse due libri sul lavoro di tutta la sua vita: Food Enzymes for Health (La salute con gli enzimi dagli alimenti), Longevity (Longevità) ed Enzyme Nutrition (Nutrizione enzimatica), le cui pagine contengono alcune delle più importanti rivelazioni su enzimi, nutrizione e fisiologia.

Il Dr. Howell notava che tutti i mammiferi dispongono di uno stomaco predigestivo, che definì "stomaco dell'enzima alimentare". Negli esseri umani esso corrisponde alla sezione superiore dello stomaco, il Fundus o porzione cardiaca, dove gli enzimi presenti negli alimenti crudi predigeriscono quanto è stato ingerito; gli enzimi secreti dalle ghiandole salivari e da altre ghiandole predigeriscono analogamente parte del cibo cotto consumato.

Ad ogni modo, quando si mangiano alimenti cotti, gli enzimi deputati a digerirli vengono prodotti da altri organi, processo che determina un costante drenaggio di enzimi dal Sistema Immunitario e da altri organi; quando tutto questo si verifica nell'arco di un'intera esistenza, gli organi deperiscono e vengono sopraffatti dalla "malattia".

Howell prendeva in esame l'ipertrofia degli organi, notando che qualsiasi organo o ghiandola produce una maggiore quantità di cellule, aumentando così di dimensioni, poiché gli stimoli a cui è sottoposto ne eccedono le capacità operative; in particolare egli scoprì che, in rapporto al peso corporeo, il pancreas umano era 2-3 volte più pesante e grande rispetto a quello degli altri mammiferi, attribuendo la causa di tale caratteristica al consumo di un'eccessiva quantità di alimenti cotti.

Quando gli enzimi adibiti alla digestione non sono presenti nello stomaco il cibo passa nel duodeno, porzione superiore dell'intestino tenue, nel quale gli enzimi secreti dal pancreas digeriscono il cibo stesso; questo è quanto viene comunemente insegnato nelle scuole di medicina.

E se invece il pancreas non fosse preposto ad essere il principale organo digestivo produttore di enzimi? E se il processo digestivo fosse destinato ad espletarsi nello stomaco, con alimenti ricchi di enzimi?

Il Dr. Howell citava studi indicanti che le cose stavano proprio in questi termini. Dal momento che il cibo non viene digerito nello stomaco, come predisposto da Madre Natura, il fardello viene scaricato sul pancreas, determinandone l'ipertrofia; se tale situazione si protrae per un periodo prolungato può provocare pancreatite ed altre affezioni più gravi.

Nel contesto delle funzioni del sistema immunitario, le proteine sono l'elemento nutritivo più essenziale; da esse dipendono i globuli bianchi, i complementi cellulari e molti altri aspetti di tale sistema.
Gli enzimi stessi sono composti da proteine e minerali; inoltre il Dr. Howell ci rammenta di questa "energia vitale" insita in essi.

Queste microscopiche entità da cui dipendiamo hanno un qualcosa di natura quasi misteriosa. Vari globuli bianchi utilizzano gli enzimi per digerire, letteralmente, quello in cui si imbattono all'inteno del nostro organismo; questi processi sono noti come pinocitosi e fagocitosi.

Dopo aver fagocitato un allergene o agente patogeno nocivo, i globuli bianchi secernono enzimi che lo distruggono e lo digeriscono; se la maggior parte degli enzimi del sistema immunitario vengono dirottati a digerire il cibo, com'è possibile preservare integre le funzioni del sistema immunitario?

La medicina attuale constata le carenze enzimatiche, ma non riesce a metterle in relazione con la malattia effettiva.
Al giorno d'oggi i medici, guidati dalla preparazione professionale impartita loro in Scuole pregiudizialmente orientate verso farmaci, chirurgia, radiazioni e le recentissime biotecnologie e nano-tecnologie, sono lontanissimi dal comprendere il reale processo in base al quale l'organismo può conseguire uno stato di squilibrio.




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